Punti chiave
- Notizia principale: L’oro in euro scende a 109 euro/grammo, riflettendo una fase di volatilità nei mercati.
- La BCE esamina misure anti-inflazione con possibile impatto diretto sui tassi di interesse e sulle strategie di risparmio.
- Cresce l’interesse per piani di risparmio in oro tra investitori retail orientati alla diversificazione.
- Nuova normativa UE promuove la trasparenza sul cosiddetto “oro etico” lungo tutta la filiera integrata.
- Gold investment market trends: la domanda di soluzioni accessibili e automatizzate si rafforza con la diffusione dei piani mensili.
Introduzione
Il 29 ottobre 2025 si apre con l’oro in euro in calo a 109 euro/grammo, in un mercato segnato da forte volatilità. La BCE valuta nuove strategie anti-inflazione che potrebbero influenzare i tassi e le scelte di risparmio. La rassegna odierna analizza le dinamiche attuali nei gold investment market trends, compreso l’impatto di normative europee sulla trasparenza della filiera aurifera.
Notizia principale
Oro tocca nuovi massimi storici
Il prezzo dell’oro ha superato per la prima volta la soglia dei 3.000 dollari l’oncia, raggiungendo 3.025 dollari nelle contrattazioni asiatiche. Si è poi stabilizzato a 3.010 dollari. L’aumento giornaliero dell’1,8% porta il metallo prezioso a segnare un guadagno del 45% da inizio anno e conferma il trend rialzista iniziato nel 2024.
La domanda globale di oro fisico è in aumento, trainata soprattutto dagli acquisti delle banche centrali che puntano a diversificare le riserve valutarie. Il World Gold Council ha riportato che gli istituti centrali hanno incrementato gli acquisti del 28% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Cina, India e Russia rimangono i principali acquirenti.
Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e l’incertezza riguardo alle politiche monetarie delle principali banche centrali sostengono ulteriormente l’attrattività dell’oro come bene rifugio. Secondo gli analisti di JPMorgan, l’oro beneficia di un insieme favorevole di fattori. Questo potrebbe sostenere ulteriori incrementi nei prossimi mesi.
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Anche la domanda retail risulta in crescita. Fondi ETF e piani di accumulo registrano afflussi netti positivi per il quinto mese consecutivo. Questo contesto sta trasformando l’oro da asset tattico a componente strategica nei portafogli degli investitori.
In breve oggi
Politica monetaria
BCE mantiene i tassi invariati
La Banca Centrale Europea ha deciso di mantenere invariati i tassi d’interesse nella riunione del 28 ottobre 2025. Il tasso sui depositi resta al 3,25% e quello sulle operazioni di rifinanziamento principale al 3,40%.
La presidente Christine Lagarde ha sottolineato che l’inflazione nell’Eurozona sta evolvendo in modo favorevole, ma ha avvertito che persistono rischi legati alle tensioni geopolitiche e alle pressioni salariali. La BCE si è dichiarata pronta a intervenire se necessario nei prossimi mesi.
I mercati avevano previsto questa decisione. Le aspettative ora si spostano sulla possibilità di un taglio dei tassi nella riunione di dicembre, con nuove proiezioni macroeconomiche attese per quella data.
FED: verbali confermano approccio cauto
I verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve, pubblicati il 28 ottobre 2025, confermano l’approccio prudente del comitato di politica monetaria statunitense. Più membri hanno espresso preoccupazione riguardo alla persistenza dell’inflazione core, suggerendo cautela per eventuali tagli futuri.
Il documento indica che molti partecipanti ritengono opportuno mantenere un approccio guidato dai dati e che un ritmo graduale delle riduzioni potrebbe essere appropriato. Il mercato ora prevede una probabilità del 65% di un taglio di 25 punti base nella riunione di novembre.
Secondo analisti di Goldman Sachs, la FED appare meno accomodante rispetto alle precedenti interpretazioni. Questa posizione potrebbe portare a un rallentamento del ciclo di riduzione dei tassi rispetto alle attese di inizio mese.
Mercati energetici
Petrolio in calo nonostante tensioni mediorientali
I prezzi del petrolio hanno registrato un calo del 2,5%, con il Brent a 78 dollari al barile. L’andamento si verifica nonostante le tensioni in Medio Oriente, a causa di timori su un possibile rallentamento della domanda globale, soprattutto dalla Cina.
L’aumento superiore alle attese delle scorte statunitensi ha contribuito alla pressione ribassista. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), le previsioni di crescita della domanda sono state riviste al ribasso per il 2026, complici la transizione energetica e il rallentamento economico globale.
L’OPEC+ si riunirà la prossima settimana per considerare possibili aggiustamenti produttivi. Secondo fonti vicine al cartello, alcuni membri intendono estendere i tagli volontari oltre dicembre per sostenere i prezzi.
Gas naturale: prezzi europei in rialzo del 5%
I prezzi europei del gas naturale sono saliti del 5% dopo che Gazprom ha comunicato una riduzione temporanea delle forniture attraverso il corridoio ucraino. Il benchmark TTF olandese ha chiuso a 38,5 euro per megawattora, il livello più alto delle ultime tre settimane.
La Commissione Europea ha reso noto che le scorte dell’Unione sono al 92% della capacità, considerandolo un livello adeguato per affrontare l’inverno. Maggiori flussi di GNL da Stati Uniti e Qatar stanno aiutando a contenere i rincari.
Operatori del mercato rimangono prudenti, evidenziando che eventuali ondate precoci di freddo possono ancora introdurre volatilità. I futures per gennaio e febbraio sono già scambiati con premi significativi rispetto ai prezzi spot.
Mercati in sintesi
Listini europei contrastati
Piazza Affari ha chiuso in calo dello 0,7%, con il FTSE MIB a 33.850 punti, penalizzata dal settore bancario e dai titoli energetici. Intesa Sanpaolo ha perso il 2,3% dopo i commenti cauti del management sulle prospettive dei margini di interesse per il 2026.
Francoforte si è distinta in positivo, con il DAX in crescita dello 0,4% grazie a titoli tecnologici e del lusso. Parigi è rimasta pressoché invariata (+0,1%), mentre Londra ha perso lo 0,5% appesantita dai titoli minerari.
L’indice paneuropeo Stoxx 600 ha chiuso con un calo dello 0,2%, arrestando una serie positiva di quattro sedute consecutive. Il comparto tecnologico è stato l’unico in forte rialzo (+1,2%), mentre energia (-1,8%) e finanziari (-1,3%) hanno subito le maggiori perdite.
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Lo spread BTP-Bund si è ampliato a 132 punti base. Il rendimento del decennale italiano si è portato al 3,55%. L’euro ha guadagnato terreno sul dollaro, toccando 1,0820, grazie ai toni meno accomodanti della BCE rispetto alle attese.
Mercati asiatici positivi, Wall Street debole
Le borse asiatiche hanno chiuso con segni positivi: Tokyo in aumento dell’1,3%, Shanghai in crescita dello 0,7% dopo interventi di supporto della banca centrale cinese e Hong Kong in progresso dello 0,9%, che estende i guadagni precedenti.
Wall Street, per contro, ha mostrato debolezza nelle prime ore della sessione. L’S&P 500 e il Nasdaq segnano cali rispettivamente dello 0,3% e dello 0,5%, con i titoli tecnologici penalizzati dall’aumento dei rendimenti obbligazionari in seguito alla pubblicazione dei verbali FED.
Conclusione
Il nuovo record dell’oro riflette la crescente volatilità dei mercati e una tendenza da parte degli investitori a diversificare nella materia prima, come risposta alle incertezze geopolitiche e monetarie. Le strategie BCE e la nuova normativa UE sull’oro etico definiranno ulteriormente l’evoluzione dei gold investment market trends tra i risparmiatori europei.
Cosa tenere d’occhio: la prossima riunione BCE di dicembre e gli aggiornamenti normativi sul quadro europeo.





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